Sconsigli di lettura

Utente: maqrolldeibattelli

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martedì, novembre 22, 2005

CHE STORIA E'?

Giocando su diversi registri (alcuni nelle sue corde, altri inconsueti), Alessandro Baricco con "Questa storia", Fandango Libri, non riesce a coinvolgerci. Si mantiene leggero come una piuma. Effimero come una nuvola. Ma, da quanto vedo, riesce - come al solito - a stare a galla, nelle classifiche.

Scritto da padulericcardo alle ore 22:09 | link | commenti |Torna su
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sabato, novembre 19, 2005

SENZA RETE

Dio mio, sta succedendo quel che temevo. Un po' di successo, se di successo si può parlare, sta gasando eccessivamente un ragazzo di 18 anni (leggere il suo intervento per credere), autore di un libro che ho fatto fatica a terminare, come l'altro, quello da lui rammentato, finito nel dimenticatoio. Non m'incantano certi nomi. Sono abituato a pensare con la mia testa. Con questo, non voglio far apparire imbecille nessuno. Non è mio costume. Né voglio pontificare. Ho voluto esprimere  un'opinione, come l'ho sempre espressa liberamernte in quarant'anni di giornalismo. Ho voluto esprimerla sull'operazione editoriale prima e, poi, sul libro. Dico di più. Invece di accettare l'invito di passare da Livorno per parlare del libro, mi organizzerò per inserire un incontro, fuori programma, con il giovane autore nella rassegna "Che mondo che fa", curata da David Fiesoli del "Tirreno" per il Comune di Fucecchio, in cui sono assessore alla cultura e ideatore dell'iniziativa. Nella rassegna sono inclusi autori che apprezzo e autori che non apprezzo. Si va dalla Gruber a Nava, da Tozzi a Gambino, da Vichi a Melissa P. Si va senza rete.  Dobbiamo solo attendere qualche mese.

Scritto da padulericcardo alle ore 01:13 | link | commenti (5) |Torna su
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mercoledì, novembre 16, 2005

SOLO PER CASO

Sta passando sotto silenzio il romanzo "Solo per caso" di Jacopo Reali, diciottenne toscano di Livorno, edizioni e/o. Ne ho parlato qualche tempo fa mettendo in discussione l'operazione editoriale, dopo un lungo servizio sul quotidiano "Il Tirreno". Suscitando le rimostranze dell'autore. Legga il libro prima di criticare. L'ho letto. E mi dispiace dire che mi sono trovato di fronte a un racconto piatto, scritto senza impennate, invenzioni. Con il ricorso ai luoghi comuni. Faccio un esempio: "Dulcis in fundo la sua semi-relazione con Giulia, unica luce di un'annata buia, andava verso un lento e inesorabile declino che sarebbe culminato poco dopo con il fidanzamento di lei con quel porco maledetto". Forse sarò condizionato, nel giudizio negativo, dall'aver letto ben altro di diciottenni, in particolare di uno: Giangiacomo Micheletti, morto a ventitré anni, che è finito nei Meridiani nell'antologia curata da Siciliano dei racconti migliori del Novecento. Comunque, Reali è giovane  e ha tutto il tempo per rifarsi, per lavorare sulla pagina, per creare personaggi non formali.

Scritto da padulericcardo alle ore 23:25 | link | commenti (6) |Torna su
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venerdì, luglio 15, 2005

PEDULLA'  VA SUL SICURO

"Racconti della Resistenza", a cura Gabriele Pedullà (Einaudi). All'apparenza sembra un'operazione meritoria. Poi l'esamini con attenzione e rilevi che, approfittando del 60° della Liberazione, il curatore ha realizzato un'antologia risaputa. Risaputa perché va sul sicuro: si affida a brani conosciuti di Bilenchi, Calvino, Vittorini, Viganò, Ada Gobetti, Fenoglio, Pavese, e via discorrendo.

Scritto da padulericcardo alle ore 15:31 | link | commenti |Torna su
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UN'ANTOLOGIA FIACCA

"Crimini", a cura di Giancarlo De Cataldo. Il noir all'italiana va di moda ed Einaudi, in Stile Libero, mette insieme, a cura di Giancarlo di Cataldo, nomi che vanno per la maggiore: Ammanniti. Camilleri, Carlotto, Dazieri, lo stesso De Cataldo, De Silva, Faletti (che si continua a considerare un granede scrittore), Fois, Lucarelli, Manzini. Un'antologia di racconti senza colpi d'ingegno. Fiacca.

Scritto da padulericcardo alle ore 15:18 | link | commenti |Torna su
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sabato, giugno 25, 2005


Si chiama Oskar, il protagonista del nuovo libro di Safran Foer. Si chiama Oskar, e suona il tamburo. C’è un altro Oskar, nella storia della letteratura, che suona il tamburo. E lo fa infinitamente meglio. Forse, se Safran Foer, avesse chiamato il suo protagonista Jan e gli avesse fatto suonare la tromba, sarebbe stato meglio. Insomma, come scrivere di un Hank che beve birra, o di un Bardamu che fa aborti clandestini. È pericoloso svegliare semplici rimandi mentali, è pericoloso suscitare paragoni. Soprattutto se il paragone non regge. Molto forte, incredibilmente vicino è, appunto, la storia di Oskar, un fastidiosissimo bambino newyorkese che ha perso il padre nelle torri gemelle, l’undici di settembre. Sembra un bambino uscito da Genius, pedante e fastidioso molto più dei bambini normali. Il padre è morto, ma Oskar continua a cercarlo, a cercare sue tracce, suoi ricordi. Salman Rushdie, nella fascetta che circonda il libro dice che l’ultimo lavoro di Safran Foer, nel ritratto del giovane Oskar, è molto commovente. Forse è proprio questo il fatto negativo: il libro si presta a facilissime commozioni, a sentimentalismi banalotti da film di cassetta. Safran Foer unisce con un unico laccio l’undici settembre, la distruzione di Hiroshima, i bombardamenti su Dresda. Sembra quasi che voglia venire incontro al lettore meno esigente, al lettore medio che sa che l’undici settembre è una cosa brutta, così come brutta è l’atomica e la devastazione di Dresda. È una specie di strizzata d’occhio, questo libro, una gomitatina d’intesa sul fianco. Molto forte, incredibilmente vicino è brutto e noioso quanto Ogni cosa è illuminata è bello e divertente. Forse anche per questo motivo non mi è piaciuto. Mi aspettavo qualcosa di meglio. Ma già l’Oskar che suona il tamburo mi ha infastidito: ha messo su brutti binari tutta la lettura. Poi, poi ci sono alcune parti del libro che sembrano messe là solo per riempire le pagine. Quando la storia fila, non sono un problema, ma se un libro comincia ad annoiare, allora si notano tutte le piccole pecche. Certo, sono funzionali alla storia, ma lasciano un po’ delusi e perplessi. Se non sei Marinetti, non conviene lasciare pagine bianche o riempirle solo con una frase al centro o solo di numeri. Chissà, forse Safran Foer dopo Ogni cosa è illuminata ha firmato un contratto per un altro romanzo, e l’unica cosa che aveva era questa. Peccato.

 

scritto da seipollici

Scritto da redazioneparnaso alle ore 07:54 | link | commenti (4) |Torna su
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mercoledì, giugno 22, 2005

ROSSELLA, UNA NUVOLA

Carlo Rossella: "Tango" (Mondadori). Dove racconta storie di passione e d'avventura in quel di Buenos Aires. Però lo fa con leggerezza paragonabile a una nuvola bianca, effimera come farfalla.

Scritto da Padule alle ore 23:13 | link | commenti |Torna su
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LO SCRITTORE PRODIGIO
La prima pagina della cultura del "Tirreno" rivela a tutti, compresi gli ignoranti, che a Livorno vive Jacopo Reali, 18 anni, scrittore prodigio, scoperto dalla casa editrice e/o e lanciato nella repubblica, sempre più indecente, delle lettere, palcoscenico il salone di Torino. Ma è andata più in là: lo ha messo sotto contratto per dieci anni. Obiettivo dichiarato: sfidare Melissa P. e Federico Moccia, quello dei "tre metri sopra il cielo". Si gioca - si va dicendo - la carta della letteratura chiamata di formazione, oggi. In realtà, si è alla caccia del successo commerciale , e tutto fa brodo. Titolo provvisorio del primo parto di Jacopo: "Eh sì, solo per caso" (adoperato per l'autostampa). Dove agisce un certo Jak. Il soggetto? Mettete insieme, come al solito, le prime cotte, la prima sigaretta, il primo spinello, le prime delusioni, e il risultato è garantito.
 

Scritto da Padule alle ore 14:02 | link | commenti (6) |Torna su
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martedì, giugno 21, 2005

Su richiesta di Padule, viene riattivato e rimodernato il blog "Sconsigli di lettura"
Bentornato..in attesa dei tuoi libri sconsigliati

Scritto da redazioneparnaso alle ore 06:58 | link | commenti |Torna su
Categoria - redazione
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domenica, febbraio 27, 2005

 

the lady and the unicornBisogna riconoscere che Tracy Chevalier è una bella furbastra. Nata a Washington nel 1962, si è poi trasferita in Inghilterra nel 1984, dove ha lavorato a lungo come editor. Questo lavoro le deve aver insegnato molto su come si confeziona un best seller adatto al vasto pubblico.
 
Da qualche anno a questa parte, infatti, Tracy Chevalier sta sfornando dei romanzi che sono delle variazioni sullo stesso tema. Da The Virgin Blue del 1997, (tradotto di recente in italiano per Neri Pozza col titolo La vergine azzurra) a La ragazza con l’orecchino di perla (Neri Pozza, 2000), l’espediente è sempre quello di utilizzare un controverso e poco approfondito risvolto della storia dell’Arte (nella maggioranza dei casi per via della mancanza oggettiva di documentazione storica) e trasformarlo in un’idea narrativa. I suoi libri sono sempre seguiti da un buon battage pubblicitario, con folgoranti ed entusiastici giudizi critici: “Chevalier dona il soffio della vita al romanzo storico!” Già. Peccato che il romanzo storico sia un’altra cosa.
 
Non sto dicendo che la Chevalier non sappia scrivere o sia sprovvista di talento. Un master in Creative Writing nel 1993 all’Università dell’East Anglia deve averle pure insegnato qualcosa e a ben vedere non manca neanche d’immaginazione. Prendiamo per esempio questo La dama e l’unicorno (Neri Pozza, 2003, pagg. 285, Euro 15,50) che ho da poco finito di leggere. L’intuizione, come nel caso della ragazza con l’orecchino di perla del dipinto di Vermeer, è quanto mai felice. Nel 1882 il Governo francese acquistò per il Musée de Cluny (Oggi Musée National du Moyen Âge) di Parigi un ciclo di 6 arazzi di grandi dimensioni di cui si sa poco o nulla. E’ probabile che siano stati commissionati da una nobile famiglia parigina del tardo 400, i Le Viste, per un motivo sconosciuto. La loro fattura, l’utilizzo dei fondali Millefleurs e la tecnica di tessitura palesano un’abilità e caratteristiche tipiche del Nord Europa, specialmente Bruxelles e le Fiandre, dove operavano diverse botteghe specializzate in queste produzioni raffinate e ricche di dettagli. Vi invito a deliziarvi gli occhi andando a sbirciare la sezione relativa agli arazzi nel sito della scrittrice: www.tchevalier.com.
 
La concezione simbolica che presiede la realizzazione di questi arazzi ha di fatto impegnato a lungo gli studiosi, che hanno avanzato le ipotesi più disparate. Si tratta, ad un primo livello, di un’allegoria dei 5 sensi che presenta molti elementi ancora oscuri o di significato ambivalente. L’attrazione che suscita questa tradizione figurativa non lascia indifferenti nemmeno noi lettori, più o meno profani, ed è su questo immaginario che ha fatto leva la Chevalier nell’imbastire il suo plot. Parigi, un giorno di Quaresima del 1490. Jean Le Viste, il signore dagli occhi come lame di coltello, commissiona a Nicolas des Innocents, miniaturista e pittore d’insegne à la page, il disegno preparatorio per la realizzazione di alcuni arazzi immensi che raffigurino la battaglia di Nancy, per celebrare il suo rango nella Gran Salle della sua abitazione al di là della Senna. Allettato dal compenso, il pittore non esita ad accettare, come non tentenna a lungo di fronte alla proposta di Geneviève de Nanterre, la moglie di Jean e signora della casa, di convincere il marito a rinunciare al sangue, ai cavalli e agli elmi per raffigurare una dama che seduce l’unicorno, animale leggendario il cui corno ha delle magiche facoltà, presente in Giobbe e nel Deuteronomio, a simboleggiare la seduzione, la giovinezza e l’amore... con ampie variazioni sul tema che scopriamo proseguendo la lettura. Nicolas è un amante delle delizie della vita, gran puttaniere e a suo modo - e per il suo tempo - estimatore della bellezza femminile. Incantato dalle grazie della giovane figlia dei Le Viste, Claude, dall’incarnato pallido e i capelli color miele, sbriglierà la sua fantasia creativa e il suo talento per concepire un ciclo di arazzi dal significato denso e sfaccettato nel quale diverse e inaspettate sono le chiavi di lettura. Il destino del pittore si intreccia indissolubilmente con la famiglia De la Chapelle, tessitori di Bruxelles, proprietari della bottega che realizzerà materialmente le opere.
 
Il romanzo è scritto in prima persona e affidato alla voce diretta dei singoli protagonisti, che si alternano a comporre i vari quadri della vicenda. Il testo scorre veloce e non manca di attrattiva in certi passaggi. Non siamo però all’altezza della suggestione esercitata da La ragazza con l’orecchino di perla. Del precedente romanzo era pregevole la cornice del ‘600 fiammingo, ben documentata e resa sulla pagina. In La dama e l’unicorno la cornice storica è solo un motivo di fondo, un pretesto. Il ciclo di arazzi è il protagonista assoluto del romanzo, ma è purtroppo un protagonista latitante, che si affida alla magia di quelle immagini conosciute attraverso le riproduzioni. Ci sono un paio di ipotesi evocative ed intriganti ma in tutta sincerità è un po’ poco per sostenere un’impalcatura di 280 pagine. L’intreccio è poco più di una telenovela e i personaggi non riescono a staccarsi dalla pagina. Sarebbe stato auspicabile contestualizzare meglio il periodo con un maggiore approfondimento storico che andasse al di là delle notizie sugli affreschi. Le tecniche di realizzazione sono appena accennate, e anzi se la cosa vi incuriosisce vi invito a curiosare in www.metmuseum.org , sito del Metropolitan Museum dove c’è un interessante apparato didascalico e un corredo fotografico che documenta la riproduzione delle tecniche di realizzazione degli arazzi in quello scorcio del medioevo.
 
Alla Chevalier consiglierei di sviluppare meglio da un punto di vista psicologico i suoi personaggi. E’ piuttosto inverosimile che una ragazzina del Quattrocento si esprima come Melissa P. nel famigerato 100 colpi di spazzola... I desideri non invecchiano neanche con l’età del mondo, ma allora eravamo ben distanti dalle sfrontatezze delle moderne lolite. Claude non è sfiorata neanche da un accenno di pentimento o di conflitto interiore. La condizione psicologica, la repressione e il controllo del pensiero e dello spirito, la temperie culturale medievale erano cose ben lontane dalla contemporaneità. Forse Chevalier non ha letto Le Goff, o forse l’ha accantonato per vendere qualche copia in più.
scritto da cigale

Scritto da redazioneparnaso alle ore 11:15 | link | commenti |Torna su
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