CHE STORIA E'?
Giocando su diversi registri (alcuni nelle sue corde, altri inconsueti), Alessandro Baricco con "Questa storia", Fandango Libri, non riesce a coinvolgerci. Si mantiene leggero come una piuma. Effimero come una nuvola. Ma, da quanto vedo, riesce - come al solito - a stare a galla, nelle classifiche.
SENZA RETE
Dio mio, sta succedendo quel che temevo. Un po' di successo, se di successo si può parlare, sta gasando eccessivamente un ragazzo di 18 anni (leggere il suo intervento per credere), autore di un libro che ho fatto fatica a terminare, come l'altro, quello da lui rammentato, finito nel dimenticatoio. Non m'incantano certi nomi. Sono abituato a pensare con la mia testa. Con questo, non voglio far apparire imbecille nessuno. Non è mio costume. Né voglio pontificare. Ho voluto esprimere un'opinione, come l'ho sempre espressa liberamernte in quarant'anni di giornalismo. Ho voluto esprimerla sull'operazione editoriale prima e, poi, sul libro. Dico di più. Invece di accettare l'invito di passare da Livorno per parlare del libro, mi organizzerò per inserire un incontro, fuori programma, con il giovane autore nella rassegna "Che mondo che fa", curata da David Fiesoli del "Tirreno" per il Comune di Fucecchio, in cui sono assessore alla cultura e ideatore dell'iniziativa. Nella rassegna sono inclusi autori che apprezzo e autori che non apprezzo. Si va dalla Gruber a Nava, da Tozzi a Gambino, da Vichi a Melissa P. Si va senza rete. Dobbiamo solo attendere qualche mese.
SOLO PER CASO
Sta passando sotto silenzio il romanzo "Solo per caso" di Jacopo Reali, diciottenne toscano di Livorno, edizioni e/o. Ne ho parlato qualche tempo fa mettendo in discussione l'operazione editoriale, dopo un lungo servizio sul quotidiano "Il Tirreno". Suscitando le rimostranze dell'autore. Legga il libro prima di criticare. L'ho letto. E mi dispiace dire che mi sono trovato di fronte a un racconto piatto, scritto senza impennate, invenzioni. Con il ricorso ai luoghi comuni. Faccio un esempio: "Dulcis in fundo la sua semi-relazione con Giulia, unica luce di un'annata buia, andava verso un lento e inesorabile declino che sarebbe culminato poco dopo con il fidanzamento di lei con quel porco maledetto". Forse sarò condizionato, nel giudizio negativo, dall'aver letto ben altro di diciottenni, in particolare di uno: Giangiacomo Micheletti, morto a ventitré anni, che è finito nei Meridiani nell'antologia curata da Siciliano dei racconti migliori del Novecento. Comunque, Reali è giovane e ha tutto il tempo per rifarsi, per lavorare sulla pagina, per creare personaggi non formali.
PEDULLA' VA SUL SICURO
"Racconti della Resistenza", a cura Gabriele Pedullà (Einaudi). All'apparenza sembra un'operazione meritoria. Poi l'esamini con attenzione e rilevi che, approfittando del 60° della Liberazione, il curatore ha realizzato un'antologia risaputa. Risaputa perché va sul sicuro: si affida a brani conosciuti di Bilenchi, Calvino, Vittorini, Viganò, Ada Gobetti, Fenoglio, Pavese, e via discorrendo.
UN'ANTOLOGIA FIACCA
"Crimini", a cura di Giancarlo De Cataldo. Il noir all'italiana va di moda ed Einaudi, in Stile Libero, mette insieme, a cura di Giancarlo di Cataldo, nomi che vanno per la maggiore: Ammanniti. Camilleri, Carlotto, Dazieri, lo stesso De Cataldo, De Silva, Faletti (che si continua a considerare un granede scrittore), Fois, Lucarelli, Manzini. Un'antologia di racconti senza colpi d'ingegno. Fiacca.
Si chiama Oskar, il protagonista del nuovo libro di Safran Foer. Si chiama Oskar, e suona il tamburo. C’è un altro Oskar, nella storia della letteratura, che suona il tamburo. E lo fa infinitamente meglio. Forse, se Safran Foer, avesse chiamato il suo protagonista Jan e gli avesse fatto suonare la tromba, sarebbe stato meglio. Insomma, come scrivere di un Hank che beve birra, o di un Bardamu che fa aborti clandestini. È pericoloso svegliare semplici rimandi mentali, è pericoloso suscitare paragoni. Soprattutto se il paragone non regge. Molto forte, incredibilmente vicino è, appunto, la storia di Oskar, un fastidiosissimo bambino newyorkese che ha perso il padre nelle torri gemelle, l’undici di settembre. Sembra un bambino uscito da Genius, pedante e fastidioso molto più dei bambini normali. Il padre è morto, ma Oskar continua a cercarlo, a cercare sue tracce, suoi ricordi. Salman Rushdie, nella fascetta che circonda il libro dice che l’ultimo lavoro di Safran Foer, nel ritratto del giovane Oskar, è molto commovente. Forse è proprio questo il fatto negativo: il libro si presta a facilissime commozioni, a sentimentalismi banalotti da film di cassetta. Safran Foer unisce con un unico laccio l’undici settembre, la distruzione di Hiroshima, i bombardamenti su Dresda. Sembra quasi che voglia venire incontro al lettore meno esigente, al lettore medio che sa che l’undici settembre è una cosa brutta, così come brutta è l’atomica e la devastazione di Dresda. È una specie di strizzata d’occhio, questo libro, una gomitatina d’intesa sul fianco. Molto forte, incredibilmente vicino è brutto e noioso quanto Ogni cosa è illuminata è bello e divertente. Forse anche per questo motivo non mi è piaciuto. Mi aspettavo qualcosa di meglio. Ma già l’Oskar che suona il tamburo mi ha infastidito: ha messo su brutti binari tutta la lettura. Poi, poi ci sono alcune parti del libro che sembrano messe là solo per riempire le pagine. Quando la storia fila, non sono un problema, ma se un libro comincia ad annoiare, allora si notano tutte le piccole pecche. Certo, sono funzionali alla storia, ma lasciano un po’ delusi e perplessi. Se non sei Marinetti, non conviene lasciare pagine bianche o riempirle solo con una frase al centro o solo di numeri. Chissà, forse Safran Foer dopo Ogni cosa è illuminata ha firmato un contratto per un altro romanzo, e l’unica cosa che aveva era questa. Peccato. scritto da seipollici
ROSSELLA, UNA NUVOLA
Carlo Rossella: "Tango" (Mondadori). Dove racconta storie di passione e d'avventura in quel di Buenos Aires. Però lo fa con leggerezza paragonabile a una nuvola bianca, effimera come farfalla.
Su richiesta di Padule, viene riattivato e rimodernato il blog "Sconsigli di lettura"
Bentornato..in attesa dei tuoi libri sconsigliati
Bisogna riconoscere che Tracy Chevalier è una bella furbastra. Nata a Washington nel 1962, si è poi trasferita in Inghilterra nel 1984, dove ha lavorato a lungo come editor. Questo lavoro le deve aver insegnato molto su come si confeziona un best seller adatto al vasto pubblico.